Giugno 2008


La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Questo vecchio detto bisognerebbe ricordarlo al nostro ministro Maroni a proposito di prendere le impronte digitali ai bambini Rom. Volendo credere alla sua buona fede, naturalmente. Sta di fatto che se questo provvedimento venisse attuato si ritornerebbe di colpo ai tempo in cui gli ebrei dovevano portare una stella gialla sul petto. Con buona pace di quanti invocano continuamente il diritto alla privacy. Che va bene per tutti tranne per alcuni.

D’altra parte la Lega ha sempre cavalcato il senso comune, chiamiamolo così. Ed è un fatto che i Rom sotto casa non li vuole nessuno. Se li schediamo almeno li teniamo sottocontrollo, controlliamo meglio il diverso. Da qui a decidere di schedare gli ospiti dei Cpt quanto ci vorrà?

L’illusione del controllo non porta mai buoni frutti. E comunque è un fatto che la polemica e l’indignazione si sentono solo sui giornali, quasi come se fosse un dovere indignarsi non perchè ci si crede veramente.

In realtà per tutti le cose importanti sono che l’Italia è stata eliminata dagli europei e che Lippi torna in nazionale. Al secondo posto viene la preoccupazione per il lavoro e i conti di casa. Per tutto il resto l’indifferenza regna sovrana.

Dopo l’acqua e il freddo ora è il turno del caldo, afoso per giunta.

Puntuale però, sembra che il cielo il vento e le nuvole abbiano consultato il calendario: Allora ragazzi quando è estate? Il 21? Bene, allora mi raccomando convocate il caldo e il solleone, dove sono finiti??? Di solito sono sempre in anticipo, stavolta vorrei proprio sapere dove si sono cacciati!

Ovunque fossero ora sono qui. La casa si è trasformata in un antro in penombra, ci si azzarda ad alzare le taparelle solo dopo le 21, il carrello della spesa si è riempito di verdure, i ventilatori sono entrati di nuovo in funzione…e finalmente posso lavare i golf con la speranza che si asciughino!!!

Massima e grande tristezza, oggi.Più che tristezza delusione, profonda delusione. La sensazione netta e precisa di essere stata presa in giro di brutto. Tanta fatica per tentare di raggiungere un obiettivo per poi scoprire di essere stata presa in giro. Cosa che è nell’ordine delle cose, ma più invecchio e più queste cose mi stancano.

Sì lo so questo è il post delle ripetizioni, ma non me frega niente. W le ripetizioni!

Non so dalle vostre parti, ma qui continua a piovere. Ormai è un mese che non vediamo il sole. Il cielo è sempre coperto, quando va bene il sole va e viene, altrimenti è un grigio compatto neanche fossimo in pieno inverno. Da ieri poi è arrivato il freddo. Intendo quell’aria gelida che ti fa tirar su il bavero della giacca e insaccare nei vestiti. Stamattina mi sono messa il pile e non ho avuto caldo! Per essere in giugno direi che è un bel record.

Qualche giorno fa navigando mi sono imbattuta in un articolo che faceva una classifica un po’ originale: cause della fine del mondo. Il meteorite che cade sulla terra è al decimo posto, poco probabile. Vicino al podio l’esaurimento del petrolio, primo posto assoluto il disastro climatico. Devo dire che da quello che vedo non sembra un’ipotesi così lontana dalla realtà e la cosa più terribile è che è un processo irreversibile, contro il quale non si può fare nulla.

Mha…sarà l’umido che mi fa venire pensieri così apocalittici. Stamattina mi sono accorta che persino il pane ha fatto la muffa!

E’ andata via la luce. Per fortuna in borsa avevo una torcia. Di quelle piccole, da borsetta. Qualcuno ha tirato fuori l’accendino. Siamo fermi da dodici ore, ho tenuto il conto. Non sappiamo perché. Per fortuna non c’è troppa gente sul vagone, solo una signora si è sentita male, ma l’abbiamo fatta stendere sui sedili e si è ripresa. Se fosse stata ora di punta non so cosa sarebbe potuto accadere. Anche così non so come andrà a finire. Scrivo per far passare il tempo e per non pensare. Abbiamo abbassato i finestrini. Qualcuno ha detto che rischiavamo di restare senz’aria. Fa freddo. Il riscaldamento si è spento. Sembra che sia andata via la corrente a tutta la linea. Tanto per cambiare. Oggi è la quarta volta in cinque giorni che la metropolitana si rompe. Di solito i guasti capitano la mattina quando uno deve andare in ufficio. Arrivi, timbri, scendi e ti dicono che per un guasto alla fermata tal dei tali la circolazione dei treni subirà ritardi. Allora ti resta la scelta se rischiare e aspettare fiducioso il prossimo treno, o uscire e prendere un altro mezzo, che sarà ancor più pieno del solito e che comunque ti farà arrivare in ritardo. Non che quando funzioni sia meglio. Di solito si viaggia in condizioni allucinanti. Il treno quando arriva è già strapieno e l’unica possibilità per salire è spingere. E nessuno si lamenta o si ribella. Ormai il fatto di spingere per salire è dato per scontato. E’ incredibile a quante cose si può abituare la gente.

Ma adesso è diverso. Nessuno ci ha detto nulla. Eravamo tra Wagner e De Angeli, stavamo andando come al solito quando ci siamo fermati con un scossone. Poi più niente, silenzio. Siamo rimasti un po’ ad aspettare. Ci siamo guardati intorno. Abbiamo tentato di rassicurarci dicendoci che era il solito guasto, che sicuramente tra poco qualcuno ci avrebbe detto qualcosa o che saremmo ripartiti. Ma le ore sono passate e non è successo niente.

Saremo una decina di persone. Il vagone è chiuso, non si può accedere al vagone successivo, siamo come tante isole unite, ma separate. Qualcuno ha tentato di scendere. Ma non siamo vicini a una banchina, bisogna schiacciarsi contro il muro per avanzare. Alcuni ragazzi hanno deciso di provare e sono andati. Hanno detto che avrebbero dato l’allarme. Saranno cinque ore che sono partiti. Per fortuna gli orologi funzionano ancora. E poi a un certo punto è andata via la luce. Stiamo cercando di mantenere la calma, ma non è facile. Io non ne posso più di stare qua dentro. Ho paura. Siamo solo tre donne: una signora io e un’altra ragazza. Ci siamo messe sedute vicine, non c’è stato bisogno di parlare. Non ci sentiamo sicure.

Gli uomini stanno parlando tra di loro. Non si capisce cosa dicono. Vediamo le loro facce tremolanti alla luce degli accendini, i loro occhi hanno una luce strana. All’inizio erano gentili con noi, finché c’è stata la luce. Adesso si sono radunati a pochi metri da noi.

La cosa peggiore è il silenzio. Dagli altri vagoni non viene nessun grido, nessuna voce nulla. E’ una situazione irreale.

Gli uomini hanno smesso di mormorare nel buio. Hanno spento gli accendini. Adesso l’unica luce è quella della mia torcia, e si sta scaricando ogni secondo che passa. Non so come andrà a finire, ma se la metropolitana non riparte non credo che ne uscirò viva. Adesso smetto di scrivere. Si stanno avvicinando, li sentiamo nell’ombra. Butterò questo pezzo di carta fuori dal finestrino, magari qualcuno lo troverà.

In questo periodo sono stanca, molto stanca.

Un sacco di contatti, un sacco di cose da fare, l’adrenalina scorre e mi lascia vuota come una pila scarica.

Ieri, passeggiando per questa città che non conosco, mi sono imbattuta in un quartiere composto da case fuori luogo. E’ tipico. Cammini lungo un marciapiede delimitato da case, case normali, di cinque piani o più, un portone attaccato all’altro senza soluzione di continuità. Poi a un certo punto, la vedi. Non è il solito condominio, ma una casa vera e propria dotata di cortile interno e torretta, fatta di mattoni rossi e costruita in un stile vagamente gotico. Il legno delle persiane è ingrigito, l’aria è un po’ cadente. Se ci si avvicina si sente un forte odore di muffa e legno umido.

La cosa curiosa è che non sembra una casa felice. La sua aria fosca e un po’ misteriosa ti fa immaginare solo scene tristi o dolorose. E’ dura immaginare di viverci, anche se per un istante sono stata tentata.

E così eccomi in questa comunità di blogger che un po’ mi spaventa.Mi sembrano tutti molto, ma molto seri… speriamo sia solo un’impressione, perchè tutta questa organizzazione mi inibisce un po’.

Ho l’impressione che tutto quello che scriverò saranno stupidate, ma sarà solo una botta d’insicurezza!

Questo per me è un blog di sfogo, un angolino personale dove poter scrivere liberamente, senza dover essere per forza intelligente e originale, una valvola di sfogo dove pubblicare ogni tanto un racconto, ogni tanto un ragionamento senza costrutto.